Documento politico – AMBIENTE

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Il rispetto per l’ambiente e dei luoghi che lo circondano è una priorità per l’organizzazione. Crediamo che non si può più pensare di inquinare senza tenere conto degli effetti negativi che l’inquinamento provoca sulla salute delle persone e, in generale, in tutta la biosfera. L’uomo ha sempre pensato di poter competere con la natura ignorando il fatto di essere parte dello stesso sistema. In Italia si osservano in ogni parte del territorio azioni di violenza nei confronti dello stesso, azioni dell’uomo che non tengono minimamente conto degli equilibri ambientali del paesaggio. Dalla cementificazione selvaggia, alle emissioni di inquinanti oltre i limiti, fino all’interramento dei rifiuti. Costruire barriere e nascondere i rifiuti sotto il tappeto, costruire sui letti dei fiumi e bucare le montagne; da una parte il deturpamento del paesaggio e la distruzione dell’ambiente, dall’altra parte un sistema antropico che viene messo in ginocchio ogni qualvolta le condizioni metereologiche si manifestano nella loro naturalezza, proprio a ricordare che sotto il cemento c’è una terra fragile di cui prendersi cura e della quale bisogna rispettare gli spazi.

3.1 Superamento del diritto ambientale fossile

  • Post-Normalità

Dal 1994, il mondo si trova in stato di deficit ecologico: il consumo umano oltre i bisogni di autosussistenza supera la capacità portante del sistema Terra (vedi Equazione preda-predatore e Lotka-Volterra). 

Questo scenario, inedito nella storia del Pianeta Terra, è stato definito Post-Normalità (S.Funtowicz e J.R.Ravets) e porterà all’estinzione della specie umana, per volontà umana. Infatti, se nel 2000 la nostra epoca venne definita “Antropocene”, oggi si parla addirittura di “Thanatocene”.

Negli anni Settanta venne adottata dalla Conferenza di Stoccolma la retorica dello “Sviluppo sostenibile”, ancora oggi molto in voga. Chiamata anche “Logica WIN – WIN o Et -Et“, ovvero “si può crescere ed essere sostenibili contemporaneamente”, o ancora “Logica del Decoupling” (disaccoppiamento): “si possono aumentare i consumi senza far aumentare l’impronta ecologica”. La retorica dello Sviluppo sostenibile si è rivelata in gran parte illusoria. Tali teorie si basavano sull’idea che all’aumentare del Pil sarebbero seguiti comportamenti economici più virtuosi, dunque più ecologici, perciò l’ambiente avrebbe tratto beneficio dalla crescita economica.

Oltre 40 anni dopo, assistiamo al paradosso per cui il Pil dell’Occidente è cresciuto pochissimo, mentre l’Impronta ecologica (spazio di natura che ogni individuo consuma con i suoi comportamenti umani di libertà) è sempre in aumento. Come notava Darwin già nel 1859, l’economia è la causa, non la soluzione del deficit ecologico.

  • Diritto climatico

Ad Ottobre 2018 il Rapporto dell’IPCC, il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti climatici dell’ONU, ha confermato che mancano solo 12 anni al “punto di non ritorno”, ovvero il momento in cui i cambiamenti climatici non saranno più prevedibili. Contro ogni negazionismo sul valore scientifico di queste rilevazioni, la Conferenza Onu di Copenaghen del 2009 ha acquisito i valori indicati dall’IPCC come vincoli giuridici, e gli stessi sono diventati gli obiettivi  dell’Accordo di Parigi 2015 sui Cambiamenti climatici, il primo accordo internazionale di risultato, ovvero legato al conseguimento dei seguenti obiettivi: l’innalzamento della temperatura media terrestre di +2 °C, possibilmente +1,5 °C entro fine secolo.

Dunque, a livello internazionale il diritto climatico si sta sviluppando, ed ognuno di noi ne è soggetto.

  • Diritto Ambientale

Tuttavia, ciò che non appare chiaro, in tale scenario, è la necessità, pena la sopravvivenza della specie, di superare il Diritto Ambientale Fossile, ovvero l’approccio al Diritto nato con la Seconda Rivoluzione Industriale. Con essa, l’uomo ha iniziato a sfruttare la natura (in particolare le risorse fossili, con ripercussioni su tutto l’ecosistema) per fini non naturali, ovvero non di autosussistenza, ma di mero arricchimento personale. È stato in questo passaggio storico che il diritto occidentale è diventato non più rispettoso, ma manipolativo della natura, costruendo categorie giuridiche funzionali a tale scopo; si pensi che l’attuale Codice Civile italiano classifica gli alberi come “cose”, al pari di oggetti inanimati, proprio perché ne sia possibile la compravendita e lo sfruttamento a fini capitalistici. Lo stesso trattamento giuridico, per quanto possa sembrare anacronistico, è riservato agli animali.

Ebbene, ad oggi, l’emergenza inquinamento e il deficit ecologico fanno sorgere interrogativi nuovi: M.Carducci si domanda: “Cosa può fare il diritto di fronte a questa situazione inedita e paradossale? Esistono strumenti efficaci? La democrazia è compatibile con la lotta al deficit ecologico? Oppure ancora, il problema è solo la democrazia rappresentativa? Sono perseguibili altre forme di democrazia per il governo ecologico del Pianeta?”

Questo è l’approccio ecosistemico al diritto, ovvero la ricerca di quali regole e tradizioni giuridiche siano meglio adattabili agli ecosistemi e ai problemi ambientali attuali e futuri.

Ciò che risulta evidente da questi studi è che la democrazia rappresentativa è inadeguata alle questioni ambientali, sia perché troppo lenta, ma soprattutto in quanto (come suggerisce lo stesso aggettivo) rappresentativa di interessi di parte e non di bisogni di autosussistenza comuni ad ogni essere vivente in quanto tale. 

Approcci maggiormente ecologici sono invece quelli della Democrazia partecipativa e della Demo-diversità.

  • E. Ostrom: Democrazia Partecipativa basata sulla Conoscenza come bene comune: riorganizzare i modelli sociali sull’informazione partecipata, in modo che i cittadini abbiano una visione d’insieme dei rischi a livello ambientale, e siano così pronti a condividere rinunce sulla base dei bisogni, non degli interessi di parte; questo porterebbe a decisioni più sostenibili. Presupposto essenziale è la legittimazione della scienza, da tradursi in dovere di informarsi.
    Unico limite: dimensione della partecipazione. Risulta empiricamente che solo comunità fino a 15.000 persone utilizzano tale sistema.
  • Demo-diversitá: Introduzione di strumenti diversificati di partecipazione democratica, non solo semplice rappresentanza politica che mira alla responsabilizzazione delle persone.

La democrazia deve essere “diversificata” nei luoghi in ragione della biodiversitá dei luoghi stessi per prescrivere comportamenti condivisi ecosistemicamente (non prendere parte, ma essere parte delle decisioni!).

Le Costituzioni dell’Ecuador (2008) e della Bolivia (2009) – discendenti dalla tradizione giuridica ctonia, la quale, non influenzata dalla rivoluzione fossile del diritto, è rimasta ecologica – hanno implementato 3  modi per far funzionare queste forme di democrazia, relativamente al diritto ambientale:

1) Max 15.000: tutti, ovunque possono partecipare sui bisogni comuni.

2) Discutere bisogni di tutti i viventi, anche dei diritti della natura.

3) La decisione di sintesi va presa da un soggetto democraticamente eletto, che deve garantire trasparenza sui rapporti con gli stakeholders e rendere pubblica la motivazione se si discosta dalle istanze condivise. Altrimenti chiunque può eccepire davanti al giudice il cattivo esercizio del potere.

Il tema appare certamente complesso, ma se smettiamo di ragionare con le nostre categorie, plasmate da un diritto nato sulla base dello sfruttamento di risorse esauribili che hanno dato vita ad un’economia nociva per la salute del Pianeta, appare chiaro come sia necessario ed urgente spogliarci di tali sovrastrutture, dinanzi al rischio che la nostra generazione e le generazioni future non godano delle risorse essenziali alla sopravvivenza a causa dell’inquinamento e del loro esaurimento. (Si vedano i report sulla geopolitica dell’acqua, sul consumo di suolo, sull’estinzione delle specie animali).

Rete Indipendente è sensibile al tema della difesa dell’ambiente e al rispetto del diritto climatico, favorevole al superamento del diritto fossile per sperimentare un nuovo approccio democratico sulle questioni ambientali e relativamente ai beni comuni (come sopra indicato), e si dichiara in linea con i 17 Obiettivi dell’ONU per il 2030, i quali, seppur fondati sull’idea che lo Sviluppo sostenibile sia ancora storicamente possibile, rappresentano un grande impegno per il miglioramento delle condizioni di vita in ogni parte del Pianeta.


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